Schiacciati da un cielo grigio fuori stagione e bagnati da una pioggia sottile, ho visto i sogni dei campi di grano: in una mattina di aprile pensoso, con il capo poggiato sulla mano come un bimbo assonnato, aprile mi raccontava i sogni di una primavera acerba e annoiata e io camminavo tra le spighe verdi, alte fino alla coscia, ascoltando la storia di Vincenzo.

Il grano

Il grano

Come in sogno, tra dimensioni e tempi incoerenti, in uno spazio dove i ricordi diventano storia e i fatti si trasformano in sogni: una dimensione onirica di nebbia tra i capelli e cieli azzurri racchiusi negli occhi di una bambina di sette anni.

Storie e ricordi

Storie e ricordi

Nei giorni successivi al mio incontro con Vincenzo e la sua famiglia ho letto (e non ricordo dove) che “possiamo chiudere con il passato ma il passato non chiude con noi”*, ho pensato a quella mattina di aprile passata ad ascoltare la storia del Sogno del grano: la storia di Vincenzo e di suo padre Amedeo. E prima ancora la storia del padre di Amedeo. E quella della nonna di Amedeo, nata femmina, che non aveva la dote dei terreni e che una notte ruba le mucche e i buoi e per sfregio contro il padre vende tutto per comprarsela, la terra, e vivere da proprietaria per non sottomettersi al giogo dei maschi, come Didone che sfidò il re Iarba per fondare Cartagine e diventarne regina.

Ricordi

Ricordi

La storia di Amedeo è una storia di cavalli “che sono come le persone”, amici prima di essere strumenti di lavoro, amici prima di essere mezzi di trasporto, amici con cui dividere avventure tra le terre prima di sposarsi, già grande, con Rosalia; amici con cui solcare i terreni, amici con cui dividere la strada per tornare al paese, amici che quando vanno via, girando l’angolo di casa, ti salutano con un nitrito e un cenno della testa a sventolare la criniera corvina.

Orgoglio

Orgoglio

Il passato è una circonferenza, un luogo dentro cui accadono delle cose ma sul cui perimetro le circostanze si ripropongono senza stancarsi.

La storia di Vincenzo è una storia comune, di tanti qui in Basilicata, una storia di fuga per cercare un posto nel mondo e un’identità: Roma per studiare psicologia dopo esser stato folgorato dalla rappresentazione del “Berretto a sonagli” durante gli anni delle scuole superiori

“Ho frequentato l‘istituto agrario, non avrei mai pensato di diventare uno psicoterapeuta, ho fatto tanti sacrifici per studiare materie per me sconosciute e per diventare una figura così lontana dalla realtà dove sono cresciuto ma dentro le mie vene ho sempre sentito scorrere la terra”.

La passione della terra

La passione della terra

“Mio nonno ha lasciato ad ogni figlio un cavallo e la dote dei terreni, mio padre è stato l’ultimo a vendere i cavalli per comprare un trattore e i trattori di 50 anni fa avevano le motrici solo posteriori, così quando un trattore si impantanava le motrici, bloccate nella terra, facevano alzare le ruote anteriori…e per me quella macchina così grande e meravigliosa si trasformava in un cavallo imbizzarrito e io bambino ne restavo affascinato

Amore e cavalli

Amore e cavalli

“Quanto c’entra Freud nel nome dell’azienda: Il sogno del grano?”
“Moltissimo! Io sono uno psicoterapeuta e la psicanalisi è iniziata con l’interpretazione dei sogni, interpretare i sogni significa essere a metà tra una dimensione che non è concreta, è onirica appunto, e una ricerca di appiglio nel mondo reale poiché i sogni non sono altro che la proiezione di un momento reale nell’irrealtà. Questo è il mio sogno: coltivare significa portare avanti un’attività pratica, che ti lega all’azione ma che ha una proiezione nelle intenzioni, cioè nei sogni. Mio padre sta vivendo gli ultimi giorni della sua vita e voglio immaginare qualcosa che rimanga dopo di lui, qualcosa che possano vedere gli occhi azzurri di mia figlia”

Il futuro

Il futuro

Perché di generazione in generazione, di stagione in stagione e di semina in semina il canto della terra ti riporta dove sei cresciuto: anche se sei scappato c’è una voce che ti chiede di tornare, come Ulisse, di tornare ad accarezzare la terra come si accarezza la pelle di un’amante, con amore e intensità, aratri come dita a solcare le schiene.

La terra

La terra

*W. Sheakespeare, “Il Mercante di Venezia”

Il Sogno del Grano

Contrada Conzo e Lumella Imperatore
75012 – Bernalda (MT)
ilsognodelgrano@gmail.com

Foto gentilmente concesse da Gianni Santilio