Irene A Zonzo è il racconto delle realtà agroalimentari che visito in compagnia di un reporter diverso per ogni tappa, un racconto per ogni cancello che si aprirà, una foto per ogni viso che accetterà di farsi guardare.

Io sono Irene, anche se non lo sa nessuno. O lo sanno in pochi.

Perché il mio primo nome è Simona e di solito, quando dico che ne ho un secondo (Irene), tutti dicono “Ah, allora ti chiamerò Irene” ma in realtà questo non accade mai. E anche mia madre si dimentica di farmi gli auguri il 20 ottobre.

Irene è la parte più nascosta di me, quella che esce quando scrivo, ed è per questo motivo che ho deciso di costruire un contenitore in cui Irene possa finalmente raccontare le cose che vede.

E che sente.

E che ama.

Irene ama il cibo e l’autenticità, Irene ama chiedere e ascoltare e raccontare e ama andare all’origine delle cose, in quel posto nascosto della memoria dove è cominciato tutto.

Simona, da quasi quarant’anni, invece deve specificare che ‘Simona’ è il nome e ‘Simone’ il cognome: per questo motivo – la ricorrente necessità di specificare le parole – ha capito che bisognava impegnarsi nella comunicazione in senso lato: così è stata addetto stampa, copywriter, redattrice, redarguitrice (a volte è necessario!) e responsabile della comunicazione per aziende, associazioni, amici, parenti, sconosciuti e disconosciuti.

Crede nelle parole: dette, scritte o ricordate per caso.

Crede che sulla punta della lingua accadono cose bellissime.

Crede nella bellezza.

Crede nelle piccole cose.

 

Foto gentilmente concessa da Grazia Vittorino